Carcere

Oct 22, 2004

Vittorio Antonini, portavoce dell'associazione "Papillon", spiega i motivi dell'agitazione che dal 18 ottobre coinvolgerà i detenuti di 43 istituti di pena. Le modalità dell'iniziativa e la delusione per la mancata intesa alla Regione Lazio.


Un indulto e un'amnistia reale ed efficace; l'applicazione concreta della Legge Gozzini; una limitazione categorica della carcerazione preventiva. Queste le richieste principali alla base della protesta che l'associazione "Papillon" porterà avanti insieme ai detenuti da lunedì 18 ottobre. Vittorio Antonini, portavoce dell'ente che dal 2001 affianca gli "ospiti" delle carceri italiane, definisce "drammatica" l'attuale situazione di sovraffollamento e denuncia le cause che hanno portato all'agitazione che inizierà lunedì prossimo.

Perchè questa protesta il 18 ottobre?
"Negli ultimi due anni nonostante l'indultino lo stato delle carceri non è migliorato: una delle peggiori determinatasi negli ultimi 50 anni. Davanti ad una capienza di poco inferiore ai 42.000 posti, negli istituti ci sono 56.000 persone. In questa situazione qualsiasi tentativo di rieducazione è destinato a cadere".

Come si svilupperà l'agitazione?
"In ogni carcere, laddove possibile, ci saranno gruppi di 5-10 detenuti che a rotazione organizzeranno uno sciopero della fame che durerà una settimana. Altre forme di protesta riguarderanno la massa dei detenuti come lo sciopero del carrello, quello dei lavoranti, brevi fermate di prolungamento all'aria o altri atti di questo tipo. Andremo avanti almeno fino a quando il Parlamento non darà risposte ai nostri quesiti".

Quali sono le vostre richieste principali?
"Tre, alle quali se ne legano altre a cascate come quella di una riforma del codice penale. In primis, un provvedimento reale di indulto e amnistia che abbiano un carattere generalizzato; in secondo luogo, la possibilità di verifica delle ragioni che ostacolano l'applicazione piena e integrale della Legge Gozzini, anche per chi è rinchiuso nei bracci speciali; infine, una limitazione, in termini categorici, dell'utilizzo della carcerazione preventiva, specie quella in carcere".

Secondo voi quindi l'indultino non ha portato i risultati sperati?
"Gli stessi parlamentari affermano che quella si è rivelata una legge truffa. Uno specchietto per le allodole da parte di un parlamento che aveva bisogno di sventolare la bandiera della sicurezza sociale, un provvedimento nato anche dalla necessità di rispondere ad una richiesta sacrosanta proveniente dal mondo delle carceri e rafforzata anche dalla voce di Giovanni Paolo II".

Qual è la situazione a Roma?
"E' una situazione di sovraffollamento generalizzato a Regina Cieli, a Rebibbia nuovo complesso e Rebibbia Penale. Sono dati indiscutibili. Vivere in 4 metri per 4 in cinque, sei, sette persone o più, oppure anche trascorrendo solo una settimana con i suoi amici dentro uno spazio così angusto aggravato dalla situazione detentiva, porta inevitabilmente ad uno stato di disagio e di invivibilità".

Qual è il vostro parere sulla mozione approvata ieri dalla Regione Lazio?
"Noi speravamo che si raggiungesse un'intesa tra maggioranza e opposizione, evitando, da ambo gli schieramenti, di utilizzare la drammatica, ripeto, drammatica questione carceraria, in termini di strumentalizzazione di carattere elettorale. La Regione può fare molto in termini di sanità, di istituzione di corsi professionali e di interventi per una efficace applicazione della Legge Gozzini". Perchè su una battaglia di civiltà come questo è difficile raggiungere un accordo?
"Siamo rimasti sorpresi perchè, da un lato, abbiamo visto consiglieri dell'opposizione come l'onorevole Mezzabotta dei Ds o Bonadonna del Prc, che si sono spesi molto denunciando la situazione; dall'altro, proprio il presidente della Regione Lazio, Francesco Storace, personalmente, in più occasioni si è impegnato andando direttamente dentro gli istituti di pena: questo è un fatto rilevante per il primo rappresentante di un'istituzione. Nonostante questa convergenza, non è uscita una mozione unitaria. Credo, anzi ho paura, che l'avvicinarsi delle elezioni regionali possa deformare i contenuti di qualsiasi iniziativa posta in essere a livello regionale".

Che effetti determinano sul sovraffollamento l'applicazione della Bossi-Fini e la legislazione sugli stupefacenti?
"Negativi e dannosi: almeno un terzo dei detenuti è straniero; la legislazione in materia di tossicodipendenza rischia veramente di aumentare di molte migliaia di unità il numero di detenuti. Quest'ultima circostanza è pericolosa perchè grave dal punto di vista terapeutico, in quanto lo stato attuale non garantisce l'applicazione di quei trattamenti necessari per un tossicodipendente. Per quanti riguarda i detenuti stranieri, non avendo la residenza e un lavoro, non hanno alcuna possibilità di usufruire delle misure alternative al carcere".

Si può dire che gli stranieri scontano tutta la pena in prigione?
"Sì. Per loro alcune leggi, come la Gozzini, non esistono. Fino al 1997 inoltre, esistevano una serie di norme che permettevano ai detenuti stranieri di chiedere volontariamente di scontare gli ultimi tre anni di pena nel proprio paese: tale possibilità è stata negata dalla Consulta determinando conseguenze facilmente immaginabili".


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